Bonanni: “Paese al limite del collasso”. Letta: “Senza lavoro non ci salviamo”


Il segretario generale della Cisl apre il XVII Congresso confederale: “Ok a governo per ‘decreto del fare’, ma bisogna unirsi”. E sulle pensioni “va reintrodotta flessibilità nell’accesso”. Il messaggio del presidente Napolitano: “Scenario economico e sociale difficile”. Il premier: “Mi aspetto sindacato inflessibile

“La situazione economica e sociale è al limite del collasso”. Per evitarlo, occorre “una svolta”: lo ha detto il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, aprendo il XVII Congresso confederale. L’obiettivo è “uno choc fiscale finalmente positivo, un taglio forte delle tasse” sui redditi da lavoro e pensione e per le imprese che assumono e investono. Il leader sindacale ha risposto così al presidente Giorgio Napolitano che, in un messaggio inviato proprio a Bonanni, aveva sottolineato come i sindacati sono di fronte ad “una sfida di grande complessità”: “si tratta di riuscire a tenere insieme la prioritaria difesa dei diritti e della dignità del lavoro con l’individuazione degli interventi e degli strumenti innovativi necessari per superare, attraverso l’aumento della produttività e della competitività dell’autonomia italiana e anche attraverso il ricorso a forme coraggiose di solidarietà, la drammatica caduta dell’occupazione specie giovanile”. Per il capo dello Stato, in Italia oggi c’è “uno scenario economico e sociale difficile, su cui gravano i pesanti effetti della persistente recessione”. Letta, presente al Congresso, ha invitato il sindacato a essere inflessibile nel suo lavoro: “Non esiste un sindacato che non faccia il suo mestiere e il mestiere del sindacato è difendere i lavoratori”, per questo “mi aspetto un sindacato che sia inflessibile con noi e che ricordi ogni minuto la centralità del lavoro”. Le parole di Bonanni sono piaciute anche segretario generale della Uil, Luigi Angeletti: ”Mi è piaciuta la linea del taglio delle tasse: è la questione centrale proprio perchè è la più difficile e decisiva”.

Lavoro da fare insieme. Più tardi il segretario si è rivolto all’esecutivo: “Se il governo pensa ad un ‘decreto del fare’, noi rispondiamo: bene. Ma facciamolo insieme! Anche per scongiurare gravi errori”, come accaduto, ha detto il leader della Cisl, che sottolinea l’urgenza di interventi concordati e avverte: “Diciamo subito che le decisioni non potranno essere calate dall’alto, senza un confronto sociale”. A cominciare dal mercato del lavoro. Poi ha ricordato che “tocca ora al governo e alle forze politiche assumere le iniziative necessarie per far uscire il Paese dalla crisi. La tenuta del governo – ha proseguito – dipende solo dalla efficacia della sua azione. Dai risultati che saprà realizzare rispetto al lavoro e alla crescita. Solo se il governo porterà risultati concreti alle persone, si potrà rispondere anche all’astensionismo, alla pericolosa sfiducia che c’è oggi nel paese nei confronti dei partiti e delle istituzioni”. 
All’appello a collaborare ha risposto subito il premier, Enrico Letta: ”Dobbiamo remare tutti insieme, se no non risolveremo i problemi perché non ci sarà più il debito pubblico a cui attingere e che è il drammatico fardello che grava su di noi”. Ed è un treno da non perdere: “Se non cogliamo l’occasione di questa situazione politica e di questa emergenza, ma anche di questa ritrovata unità sindacale che è uno dei più grandi e positivi eventi che la storia politica del nostro Paese sta registrando, non ci sarà un’altra possibilità”, ha aggiunto. Infine un impegno: “Se non c’è il lavoro un Paese non si salva: l’impegno che mi prendo qui con voi e ci prendiamo tutti noi è lavorare incessantemente per mettere il lavoro al centro di tutte le politiche del governo di questo Paese”. Serve, dunque, uno sforzo comune di tutto il Paese perché “il governo e la politica da soli non ce la faranno mai: o siamo tutti insieme oppure non ci riusciremo mai”. Per questo, già il “messaggio forte che uscirà da Roma” venerdì al vertice con Francia, Germania e Spagna “deve essere amplificato dall’intero Paese”. E proprio dal vertice di venerdì “cercheremo di mettere insieme un’agenda che dica che dal prossimo semestre non saranno solo parole quelle contro la disoccupazione giovanile, ma saranno temi concreti la detassazione, l’anticipo della youth guarantee, il nuovo apprendistato”.

Pensioni. “Va reintrodotta la flessibilità nell’accesso al pensionamento, perché i lavoratori non sono tutti uguali; un operaio edile non è come un alto dirigente dello Stato, una maestra non è come un magistrato”, ha ribadito Bonanni, che ha proseguito: “Nel 2014, lo ricordiamo scade il blocco in atto delle rivalutazioni delle pensioni. Nessuno pensi di decidere alcunché senza un confronto preventivo con il sindacato. Non possiamo tollerare la politica di due pesi e due misure. Qualcuno deve spiegarci perché l’Alta Corte ha ritenuto incostituzionale il taglio delle retribuzioni e delle pensioni dei super burocrati dello stato che prendono centinaia di migliaia di euro all’anno. Ed è invece normale non rivalutare al costo della vita le pensioni sopra le 1.400 euro al mese. Lorde!  Questo è uno scandalo!”. Non è mancato, poi, un riferimento agli esodati  per i quali va trovata una soluzione definitiva, per evitare che ci siano lavoratori privilegiati e altri penalizzati”.

Riforma fiscale. La questione fiscale resta un nodo fondamentale da sciogliere: “Bisogna ridurre le tasse sui redditi da lavoro e pensione”. E ha aggiunto che bisogna tagliare le tasse anche “alle imprese che investono e assumono i giovani e i disoccupati. Dobbiamo farlo subito per dare una spinta forte all’economia ed ai consumi. Lo diciamo al presidente del Consiglio Letta e ai partiti che lo sostengono. E gli diciamo anche che occorre introdurre anche un nuovo assegno familiare e il credito di imposta per gli incapienti”. Per la Cisl le risorse possono venire dalle “flessibilità che l’Ue deve concederci, dal risparmio sugli interessi con la discesa dello spread e dalla riduzione delle troppe agevolazioni fiscali e detrazioni senza alcuna finalità sociale. Si devono anche tassare di più i grandi patrimoni immobiliari e finanziari. E dobbiamo vendere il patrimonio del demanio pubblico. Ma – ha proseguito – il governo deve bloccare ulteriori aumenti delle tasse locali. Non è possibile continuare così. Ci vuole finalmente un coordinamento tra tassazione nazionale e locale”. Letta concorda sul fatto che “il peso del fisco colpisce in modo asimmetrico”, ma bisogna partire dal lavoro “perché il cuneo fiscale è la vera zavorra del nostro Paese”.

Iva. Anche sull’Iva il segretario ha fatto una riflessione: “Se si vuole evitare di aumentarla, lo si faccia a condizione che non comporti altri interventi che colpirebbero i più deboli, come su carburanti e affitti. Non può diventare una partita di giro a danno dei lavoratori e dei pensionati”.

Industria e investimenti. “In Italia senza un sistema industriale solido, diffuso ed innovativo c’è solo il deserto. Senza industria non ci può essere uno sviluppo del terziario”. Per questo il segretario generale della Cisl ha chiesto che vengano resi “favorevoli gli investimenti e bonificare i  fattori dello sviluppo, territorio per territorio. Nessuno verrà ad investire in Italia se non affronteremo il problema dei costi troppo alti dell’energia, dei trasporti, delle assicurazioni, dello smaltimento dei rifiuti. Per non parlare poi delle tasse locali e nazionali eccessive, delle infrastrutture bloccate dalle lobbies, della giustizia civile troppo lenta, di una pubblica amministrazione inefficiente, spesso in mano a dirigenti politicizzati e spesso corrotti, e dei territori con alta presenza delle mafie”, ha concluso Bonanni. Anche su questo punto ha risposto il premier: “Bonanni ha detto che il nostro Paese deve tornare ad essere un grande Paese industriale. È vero. Dobbiamo tornare ad essere il Paese che mondo guarda con invidia. Non possiamo vivere di rendita”. In questo senso, ha insistito, “il ruolo del sindacato e della Cisl è fondamentale. Nel governo troverete, sempre nella logica di autonomia, un grande aiuto”, ha assicurato.

Il ruolo delle imprese. Anche le imprese “possono, anzi, devono fare di più. Basta con la testa solo alla finanza, ai servizi monopolistici senza concorrenza e dalle uova d’oro, ai giornali, alle televisioni, alle squadre di calcio”, ha detto Bonanni. “Gli imprenditori italiani devono investire di più in ricerca e sviluppo, cambiare i propri modelli organizzativi, puntando su nuove tecnologie e sulla ricerca di nuovi prodotti”. E “la politica – aggiunge – deve premiare i comportamenti delle imprese virtuose e penalizzare quelli deviati. Purtroppo oggi la politica fa il contrario”.

Il ‘caso’ Sud. Nel corso del suo intervento, Bonanni ha voluto puntate di nuovo i riflettori sul problema del Mezzogiorno: “Una parte importante del Sud è ormai terra di nessuno. Anzi si può dire che molte significative realtà meridionali sono ancora terre di mafie, di corruzioni, di clentelismi, di populismo. In questa situazione è certo che nessuno verrà a investire nel Mezzogiorno”. “Non ci possiamo rassegnare a ogni illegalità e a ogni inefficienza – ha insistito-: dall’impiego della spesa pubblica per alimentare la corruzione, allo scandalo di opere che non si completano mai o restano inutilizzate”. Il leader della Ccisl ancora ricordato che “ci sono 31 miliardi di fondi strutturali non spesi nelle regioni del Sud. Una cifra enorme”. E in tal senso ha proposto: “perché non utilizziamo una parte di questi soldi per finanziare il credito di imposta per i giovani disoccupati e le misure per combattere la povertà, come fondo per i non autosufficienti?”.

Problema ‘Nimby’
. Bonanni si è soffermato a ribadire che “il problema italiano è l’effetto Nimby! (‘not in my back yard’, non nel mio cortile ndr). Ci sono troppi silenzi, troppe omissioni, una cultura davvero sbagliata dello scarica barile. I diritti esistono dove ci sono i doveri. Questo soprattutto ci ruba il futuro!”. E ancora: “la crisi morale, politica ed economica del Paese esige un impegno di responsabilità”. Il Paese, ha aggiunto, “ha bisogno di una vasta alleanza”.

Presidenzialismo bocciato. ”Siamo diffidenti verso soluzioni che poggino esclusivamente sul rapporto diretto tra i massimi vertici istituzionali e l’elettore”, ha detto poi il leader della Cisl, bocciando il presidenzialismo. ”Nella riforma di governo e Parlamento, che devono assicurare stabilità ed efficienza, vanno comunque preservati gli equilibri di una democrazia parlamentare, aperta alla valorizzazione dei corpi intermedi. E diciamo: Attenti! Attenti alle scorciatoie, che non prevedono una soluzione equilibrata e bilanciata dei vari poteri centrali. Un equilibrio che va ricercato tra poteri centrali dello Stato e quelli locali, ma tenendo conto del ruolo indispensabile della società civile organizzata”.

Idem propone piano strategico nazionale per i giovani.  “Serve un piano strategico nazionale delle politiche giovanili che sia introdotto nel documento economico e finanziario del governo e contenga interventi organici”. La proposta è stata lanciata dal ministro per le Pari Opportunità e lo Sport, Josefa Idem, nel corso dell’audizione in commissione Affari Sociali della Camera. Per il ministro il piano deve individuare le azioni per “agevolare l’accesso dei giovani al mondo del lavoro e contrastare la dispersione scolastica e il disagio giovanile che ha tante facce e tanti effetti”.

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