In cima al Sol Levante


Un tour nella terra dei vulcani, alla scoperta del Giappone che non t’aspetti. Da Hakone a Takayama, a Shinagawa-go. Montagne, villaggi antichi, emozioni

Arrivando dalla popolosissima e ipertecnologica Tokyo sorprende quanto siano selvatiche le “Alpi” giapponesi, con montagne ricoperte da nevi eterne dove sorgono piccoli villaggi antichi e fiabeschi, imponenti vulcani che sprigionano fumi venefici e boschi sconfinati dove abita l’orso e nidifica l’aquila reale. In realtà, più che di Alpi bisognerebbe parlare di Appennini giapponesi, perché come i nostri, anche loro tagliano in due, se non l’intero Paese, quantomeno l’isola di Honshu, la più grande dell’arcipelago nipponico. Ma, a differenza delle nostre, si direbbe che queste montagne – che si estendono dal Mar del Giappone al Pacifico – con numerose cime superiori ai tremila metri, siano affastellate una sull’altra, lasciando poco spazio alle valli.
Il nostro viaggio comincia a Hakone, a un’ora e mezzo circa da Tokyo. Da qui, prima due trenini a cremagliera, poi una teleferica, ti portano in vetta a un vulcano che sbuffa come una pentola di fagioli, e dalle cui falde fuoriescono fumarole. I gas che provengono dal sottosuolo magmatico soffocano la vegetazione, uccidendo ogni albero o arbusto che osa crescervi. Nelle pozze dove ribolle l’acqua vulcanica i giapponesi mettono le uova a cuocere: dopo pochi minuti il guscio s’annerisce e il gusto diventa vagamente sulfureo. Questo luogo infernale è tuttavia un paradisiaco balcone che affaccia su un altro vulcano, il più celebre del Paese, il Fuji. Una volta tornati a Hakone c’è l’esperienza dell’Onsen, il bagno termale giapponese. Nel nostro albergo, il Ryokan Tenseien, le piscine a 40 gradi sono all’ultimo piano, su un terrazzo di fronte a un bosco primigenio di querce e bambù. Nelle ampie vasche di questo roof-garden termale si entra rigorosamente nudi, dopo essersi lavati con cura. Per proseguire verso Takayama bisogna arrivare a Nagoya (con lo Shinkansen, il treno ultra veloce). Da qui si prende un trenino locale che s’inerpica lungo la valle dell’Hida, e dove si scopre un paesaggio mozzafiato, con pareti a picco verso le acque turchesi dell’impetuoso fiume sottostante. Ovunque, anche sulle rocce più scoscese, crescono alberi d’alto fusto: abeti, carpini, faggi, mandorli selvatici. In questa Svizzera orientale tutto è pulito, tutto curato. La più misera delle fattorie o la casetta più modesta è adorna di un giardino o di un albero potato ad arte. Takayama (che letteralmente vuol dire «città sull’alta montagna ») è piccola e bella come Pienza o Spoleto e celebre per le straordinarie testimonianze dell’arte dei suoi carpentieri, per le sue antiche case e i suoi templi di legno. I falegnami del luogo lavorarono anche al Palazzo Imperiale di Kyoto e in molti dei templi della capitale spirituale del Giappone. L’alta quota e l’isolamento geografico hanno fatto sì che Takayama, per tre lunghi secoli, sviluppasse una propria tradizione culturale, dalla scultura del legno alla gastronomia. Da qui, in un’ora di pullman (conviene prenotare il posto il giorno prima al capolinea, vicino alla stazione ferroviaria), ci si addentra ancora di più nel cuore di queste montagne magiche.

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